Albadistrict – diario

Cosa succede in quel piccolo mondo?

Ragioni di gola da “Albania – Lato B” di Triggiani L.

Ragioni di gola

Italiana, francese, indiana, cinese. No, non è una chiacchierata tra soli uomini per attribuire la palma della bellezza femminile ad una nazione: si tratta di cucina, uno degli argomenti più cari al popolo italico, tant’è che se n’è accorto anche il grande mostro catodico, la TV, che da qualche anno invade le nostre case con cuochi e massaie, sempre in gara o pronti a dare consigli.Beppe Severgnini, acuto giornalista e saggista, scrive a proposito della gastronomia e degli italiani: “in Europa nessuno mangia come noi: i francesi se ne intendono ma ormai scivolano verso il manierismo. Un italiano non crede che un sugo sia saporito ed un olio sia buono, lo sa”. Seppure non sia del tutto d’accordo con l’ultima affermazione (altrimenti nessuno comprerebbe una bottiglia di olio extravergine d’oliva al prezzo d’un litro d’acqua minerale con un bel packaging) è assolutamente certo che l’Italia sia uno dei posti al mondo dove si mangia meglio. Da italiano viziato da madre bravissima in cucina (un problema generazionale il mio), elogiare la tradizione culinaria albanese può apparire blasfemo; eppure alcuni piatti meritano una citazione: il Fërgesë, un piatto leggermente piccante a a base di carne e ricotta salata, quasi sempre accompagnato da raki, un distillato d’uva prodotto praticamente in ogni casa di campagna; il Tavë Kosi, carne di agnello alla crema di yogurt, tipico dell’Albania centrale; il Përshesh me gjel deti, un pasticcio di pane di mais, tacchino ed erbe aromatiche.  Soprattutto, qui è ancora possibile gustare la patata-patata o il peperone-peperone, non quegli pseudo ortaggi palestrati, acquistati (e trangugiati) utilizzando uno solo dei cinque sensi, la vista, e abolendo l’uso del gusto e dell’olfatto.In Albania, le ancora ridotte dimensioni del business agro-industriale e la percezione di un forte rischio-Paese hanno finora tenuto abbastanza lontano (ma ancora per poco, purtroppo per i buongustai) le multinazionali del seme, che, commercializzando solo varietà sterili brevettate, in nome della produttività hanno cancellato forse per sempre alcuni sapori della nostra tavola.Qualcuno potrebbe pensare al solito atteggiamento no global, contro il famigerato progresso: lo è. A tavola non si scherza, si tratta di un argomento importantissimo, non suscettibile a compromessi.

Giorni fa ero a pranzo con tre amici in un ristorante appena fuori Tirana. Per stare leggeri, abbiamo ordinato del pollo. Dopo quasi un’ora, numerose salsine e verdure, richieste per ingannare il tempo, ormai quasi sazi, siamo stati finalmente serviti: un pollo ruspante (intero) a testa, servito in una enorme terrina e adagiato su un chilo di ottimo riso pilaf. Nonostante qualche raid nei nostri agriturismo, mai prima d’ora (troppo giovane per ricordare il sapore del pollo ruspante) avevo assaggiato un pollo vero, dalle carni così sode e gustose. Non è più buono: è praticamente un alimento diverso, un’altra cosa.Per quanti, poi (e sono tanti), non resistono alla tentazione di mangiare italiano, le soluzioni non mancano e sono quasi tutte di buon livello. Non ci troviamo, come accade spesso in altri Paesi, di fronte a cuochi egiziani o portoricani che hanno rilevato locali da italiani emigrati un secolo fa: qui si può mangiare italiano davvero. Il ristoratore-tipo, in Albania, appartiene solitamente ad una delle seguenti categorie sociologiche: ·                     i pionieri, ristoratori italiani insediatisi all’inizio degli anni ’90, tra i primi imprenditori stranieri giunti in Albania (è curioso, ma non appena un paese si apre verso l’esterno, un italiano vi apre un ristorante: ne esistono in ogni angolo del mondo, anche nei più sperduti; se anche noi sbarcheremo su Marte, lo faremo per aprire una trattoria);·                     i ricchi, imprenditori albanesi che da alcuni anni hanno ingaggiato chef italiani, molto richiesti;·                     i cavalli di ritorno, cittadini albanesi che, dopo aver iniziato la carriera come lavapiatti o aiuto cuoco in Italia, sono rientrati in patria per avviare locali tutti loro. Ce ne sono a Tirana, Durazzo, Kavaia, Valona.Non aspettatevi la creatività dei nostri cuochi più famosi, ma un onesto spaghetto al dente si può gustare in molti locali, senza cadere nella eccessiva ricercatezza di alcuni piatti europei che assomigliano sempre più ai capi d’alta moda: creati da grandi stilisti (grandi chef) ed indossati (gustati) da pochi loro amici. In Tunisia, uno dei Paesi tra i più frequentati dai turisti italiani, qualche anno fa accompagnai alcuni imprenditori interessati a realizzare investimenti in agricoltura. Dopo meno di una settimana, durante il volo di rientro, uno di loro mi confessò che, nonostante alcuni fattori attrattivi favorevolissimi, probabilmente non avrebbe proseguito nell’investimento in questo Paese: “si mangia troppo male”, fu il suo commento finale e fatale.  Anche le ragioni della gola, per noi, viziati da ottime abitudini gastronomiche, tanto da non farci allontanare stabilmente da casa ed a portarci a ricercare disperatamente una pizzeria a Minsk o a Ushuaia, sono un buon motivo per scegliere l’Albania.

agosto 31, 2007 - Posted by | Uncategorized

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